Hard disk e SSD
Prendi un computer di otto anni che ci mette due minuti buoni ad accendersi. Cambiagli il disco con un SSD e si accende in quindici secondi. Il processore è rimasto quello.
Due modi molto diversi di tenere i dati
Un hard disk è un oggetto meccanico. Dentro ci sono dei piatti che girano a migliaia di giri al minuto e una testina montata su un braccio che si sposta avanti e indietro. Per leggere un dato la testina deve arrivarci fisicamente, e ci mette qualche millesimo di secondo. Fa rumore, scalda, e se lo urti mentre sta girando si rovina.
Un SSD non ha niente che si muove. Sono chip di memoria flash più un controller che decide dove mettere le cose. Qualunque punto si raggiunge più o meno nello stesso tempo, e quel tempo si misura in decimi di millesimo di secondo. È silenzioso, consuma poco e non gli importa se lo prendi a spallate.
Perché il cambio si sente così tanto
I numeri da scatola, quelli sulla velocità di copia di un file grosso, dicono una parte della storia. La parte importante è un’altra.
Un sistema operativo, tutto il giorno, non copia file grossi. Legge e scrive migliaia di blocchi minuscoli sparsi in punti diversi del disco. Su un hard disk ogni blocco costa uno spostamento della testina. Su un SSD non costa niente.
Lì il divario non è del doppio o del triplo. È di decine o centinaia di volte.
Su un computer vecchio, passare da hard disk a SSD è il ricambio che si sente di più: batte sia un processore nuovo sia altra [[RAM]].
SATA o NVMe, e perché la parola SSD non basta
Due SSD possono andare a velocità molto diverse, e la differenza sta in come sono attaccati al resto del computer.
SATA è la connessione nata ai tempi degli hard disk meccanici. Un SSD SATA si ferma intorno ai 550 MB/s (megabyte al secondo), e non perché i chip non sappiano fare di più: è il collegamento che finisce lì.
NVMe parla direttamente con il bus PCI Express, lo stesso che usa la scheda video. Si va dai 2000 ai 7000 MB al secondo e oltre.
La parola SSD da sola non dice quale dei due
Sulla scheda tecnica di un portatile, o nella descrizione di un SSD in vendita, “SSD” copre entrambi. Peggio ancora: il formato M.2, il modulo sottile che si infila sulla scheda madre, esiste sia in versione SATA sia in versione NVMe. Stessa forma, stessa fessura, prestazioni dieci volte diverse. Cerca scritto NVMe o PCIe.
Onestà su quanto conta davvero. Ad accendere il computer, aprire Word e navigare, la differenza tra SATA e NVMe si nota poco: il salto grosso resta quello da hard disk a SSD. Si nota copiando file pesanti, montando video, spostando cartelle enormi. Ma a parità di prezzo non c’è nessun motivo per portarsi a casa il più lento senza saperlo, ed è quello che succede di continuo.
Gli SSD non si consumano come si racconta
Ogni cella di memoria flash sopporta un numero finito di scritture, ed è vero. Da lì è nata la convinzione che un SSD duri poco.
I produttori dichiarano un valore chiamato TBW, i terabyte scrivibili nell’arco della vita. Un SSD da consumo da 500 GB (gigabyte) sta tipicamente intorno ai 300 TBW. Un uso normale scrive fra i 10 e i 20 GB al giorno. Fai il conto e vengono fuori decenni.
È un numero del produttore, ottenuto in condizioni ideali, quindi non è una promessa. Ma la paura in giro è del tutto sproporzionata rispetto a quanto scrive una persona normale.