La RAM
In questo momento hai aperte una decina di schede del browser, forse Word e Whatsapp Web. Tutta quella roba, adesso, sta nella RAM.
Cosa ci sta dentro
La RAM tiene quello che è aperto ora. Il programma mentre gira, il documento su cui stai scrivendo, la pagina che stai leggendo, l’immagine che hai appena incollato e non hai ancora salvato.
Non è il posto dove i file vengono conservati. Quello è il disco, ed è un mestiere completamente diverso.
Il modo più rapido di tenerli separati: lo spazio sul disco decide quanta roba puoi avere, la RAM decide quanta roba puoi aprire insieme.
Si svuota quando togli la corrente
Il meccanismo che tiene un valore nella RAM ha bisogno di corrente per continuare a tenerlo. Stacchi la corrente e il valore non c’è più. Non viene cancellato: smette proprio di esistere.
Lo stesso fatto spiega altre tre cose che sembrano scollegate. Riavviare risolve un sacco di problemi perché si riparte da una RAM pulita. Un programma che si mangia la memoria si sistema chiudendolo, perché quello che teneva occupato viene liberato. E l’accensione ci mette un po’ perché tutto quello che serve va ricaricato da capo dal disco.
Sospensione e ibernazione non sono la stessa cosa
In sospensione il computer continua a dare corrente alla RAM, quindi si risveglia in un istante ma la batteria cala piano piano. In ibernazione scrive tutto il contenuto della RAM sul disco e si spegne davvero: consuma zero, e alla riaccensione rilegge quel file e ti ritrova le finestre dov’erano.
Com’è fatta una cella di RAM
Vale la pena scendere di un livello, perché la volatilità non è una scelta di design: è una conseguenza fisica di come è costruita la memoria.
Una cella di RAM, cioè il posto dove sta un singolo bit, è fatta di due componenti: un condensatore, che è un contenitore microscopico per la carica elettrica, e un transistor, che fa da interruttore per leggerlo o riscriverlo. Condensatore carico vuol dire 1, condensatore scarico vuol dire 0. In un banco da 16 GB (gigabyte) di celle così ce ne sono più di centomila miliardi.
Il problema è che un condensatore così piccolo non tiene la carica: la perde da solo in pochi centesimi di secondo. Se nessuno intervenisse, il contenuto della RAM evaporerebbe da sé anche a computer acceso.
Per questo esiste il refresh: il controller della memoria rilegge e riscrive ogni riga di celle prima che si scarichi, circa quindici volte al secondo, per sempre, mentre il computer è acceso. È un lavoro che non produce niente e serve solo a non perdere quello che c’è già.
Da qui viene tutto. Togli la corrente e il refresh si ferma, i condensatori si scaricano, e quello che c’era non c’è più. La D di DRAM sta per dynamic e indica proprio questo: una memoria che va tenuta in vita di continuo.
Come ti accorgi che è finita
Windows non si arrende quando la RAM si esaurisce. Prende le parti di memoria che stai usando meno e le scrive sul disco, in un file che si chiama pagefile.sys, per poi rileggerle quando servono di nuovo.
Il disco è molto più lento della RAM. Il risultato non è un blocco, è la melma.
Il sintomo da riconoscere è questo: il computer è lento e il disco lavora di continuo, in particolare nel momento in cui passi da un programma all’altro. Quello è un problema di RAM, non di processore.
Per guardarlo: clic destro sulla barra delle applicazioni, Gestione attività, scheda Prestazioni, voce Memoria. Il numero che conta è Disponibile. Se sta quasi sempre vicino allo zero mentre lavori, la RAM è finita.
Aprire Gestione attività in un colpo solo
Ctrl + Maiusc + Esc, da qualsiasi finestra.
DDR, e cosa cambia a ogni generazione
Sulle schede tecniche la RAM non si chiama mai solo RAM. Si chiama DDR4, DDR5, LPDDR5.
DDR sta per Double Data Rate e descrive un trucco preciso: la memoria trasferisce dati due volte per ogni ciclo di clock invece di una, sfruttando sia la salita sia la discesa del segnale. Il numero che segue è la generazione, e ogni generazione ha grosso modo raddoppiato la banda della precedente abbassando insieme la tensione in V (volt), cioè il consumo e il calore.
| Generazione | Anno | Tensione |
|---|---|---|
| DDR3 | 2007 | 1,5 V |
| DDR4 | 2014 | 1,2 V |
| DDR5 | 2020 | 1,1 V |
I banchi di generazioni diverse non sono intercambiabili
Non è una questione di compatibilità software. La tacca sul bordo del banco è in una posizione diversa per ogni generazione, apposta: un DDR4 non entra fisicamente in uno slot DDR5, e la scheda madre ne accetta una sola. Prima di comprare RAM va guardato cosa monta il computer, non quanta ne vuoi.
Un banco solo o due
Il controller di memoria non ha una strada sola verso la RAM, ne ha due, e si parla di dual channel quando sono occupate entrambe.
La differenza è concreta: 16 GB montati come due banchi da 8 GB vanno sensibilmente più forte degli stessi 16 GB montati come un banco solo, perché nel secondo caso metà delle strade resta vuota. È uno degli errori più comuni nei computer preassemblati economici.
Conta il doppio se la grafica è integrata. Una scheda video integrata non ha memoria propria e pesca dalla stessa RAM: con un banco solo, processore e grafica si contendono una strada sola.
LPDDR e la memoria saldata
Sui portatili sottili la sigla è LPDDR, dove LP sta per low power. Consuma molto meno, il che vuol dire più autonomia e meno ventola, e in cambio ha una caratteristica che al momento dell’acquisto pesa parecchio: è saldata alla scheda madre. Non c’è nessuno slot, e la RAM non si potrà mai aggiungere.
Su una macchina così, i GB scelti in negozio sono quelli che avrà per tutta la vita. È il motivo per cui su un portatile conviene decidere quella cifra con più attenzione che su un fisso, dove un banco si aggiunge in cinque minuti.
Due sviluppi recenti vale la pena conoscerli. Il primo è CAMM2, uno standard nato per rendere di nuovo sostituibile la memoria dei portatili senza rinunciare alle velocità dell’LPDDR. Il secondo è la memoria unificata, l’approccio dei chip Apple e di alcuni processori recenti: un’unica riserva di memoria condivisa da processore e grafica, senza copie da una parte all’altra. Torna utile proprio con i modelli di intelligenza artificiale, dove il vincolo è quanta memoria il modello ha a disposizione.